Arte e pubblicità

Gennaio 6, 2025

L’arte si presta alla pubblicità e la pubblicità ruba dall’arte. La prima ti invita a riflettere senza chiederti nulla in cambio, la seconda a comprendere e ad agire. Senza l’azione d’acquisto la pubblicità non assolve al suo scopo. Muore.

L’arte vive oltre se stessa e oltre l’artista, di cui ne rimane solo il ricordo. La pubblicità sopravvive alimentandosi delle nostre interazioni. Dove l’arte unisce la pubblicità divide. L’arte accetta tutti, senza distinzione di genere, cultura e religione. La pubblicità pensa per gruppi, targetizza, suddivide ruoli e generi.

L’arte conosce le persone, le vuole, ne ha bisogno anche se potrebbe vivere tranquillamente senza. La pubblicità ci studia ma non ci conosce, ci vuole, ha bisogno di noi. Senza non riuscirebbe a sopravvivere.

L’arte ci accetta come esseri senzienti, la pubblicità ci seziona per inscatolarci come i prodotti che prova a vendere.

(Ho detto pubblicità: molto vicina ad un certo tipo di marketing e molto lontana dalla comunicazione e dal Branding)