Ciò che conta non ha tempo

Gennaio 2, 2026

Tutto ciò che facciamo, se conta, è condizionato dal presente e il suo valore, se esiste, è indubbiamente collettivo, ossia si sposta col sentire di un insieme di individui che lo vivono nel tempo.

In sintesi, ciò che conta non ha tempo.

Il nuovo, l’interessante, tutto ciò che fa effetto, il più delle volte, vive del e nel momento. È quello che Lukacs, in “cultura estetica”, riferendosi all’impressionismo, chiama “l’arte delle superfici”.

<<… superfici dietro alle quali non si nasconde nulla, che non significano nulla, che non esprimono nulla, che si limitano ad esserci a produrre degli effetti in qualsiasi maniera perché facciano effetto.>>

I fatti comuni, viceversa, sono gli unici che vanno comunicati veramente, perché ci offrono l’opportunità di vedere quanto di noi ci appartiene ancora

Oggi – per fortuna – leggo ancora un grande desiderio di continuità e la volontà di  misurare i nostri atti con  le nostre affermazioni.  Un desiderio che in questo 2026 deve risuonare come resistenza.

Continuiamo a comunicare in profondità più che in larghezza e in lunghezza. Ciò ha a che fare con la testa e soprattutto col cuore.