Quello che leggerai è il tentativo di mettere ordine in un tempo che non concede mappe perfette. Un tempo in cui prepararsi al futuro significa stare nel presente con quella cura che trasforma ogni scelta in possibilità.
Racconto cosa ho imparato negli ultimi anni, cosa ha significato tornare alle origini, cosa accade quando un cambiamento ti sorprende e ti costringe a rivedere la traiettoria.
Buona lettura e buone feste.
Vittorio
Creare le condizioni affinché il futuro non ci trovi impreparati.
In tutta la mia vita professionale – e ancor di più dal 2006, quando io e mia moglie Anna decidemmo di fondare Crearts – non ho mai smesso di immaginare il mio futuro: mondi possibili nei quali percorrere strade curiose, a volte difficili, ma sempre e comunque necessarie.
Crearts è nata in una giornata d’agosto, in un’Italia ferma al mare. Da allora – forse anche molto prima – ho sempre considerato il mio lavoro il mio progetto di vita e la mia vita un percorso molto lontano dal significato che molti attribuiscono alla parola “lavoro”.
Per me è stato – e continua a essere – il modo per cercare, trovare e riconoscere il mio alter ego del futuro. Non è semplice, ma io ci sto alla grande.
Prevedere il domani è un esercizio complesso. Cerchiamo di anticipare ostacoli, di sfruttare opportunità, di tracciare scenari possibili, ma spesso questa proiezione ci paralizza.
Il rischio è restare intrappolati nell’ansia di ciò che verrà, perdendo di vista il presente.
Questo può essere evitato se siamo operatori di opportunità.
Essere operatori di opportunità significa allargare lo sguardo, esplorare scenari, creare connessioni, sviluppare competenze che permettano di affrontare il futuro senza subirlo.
Non si tratta di ignorare i pericoli, ma di non permettere loro di diventare il centro delle nostre decisioni.
Quello che faccio è gestire il presente costruendo possibilità utili per il domani. Non possiamo controllare tutto, ma possiamo creare le condizioni affinché il futuro non ci trovi impreparati.
Possiamo prendere decisioni oggi che ci permetteranno di avere più opzioni domani; possiamo consolidare competenze, relazioni, strategie che renderanno più agevole qualsiasi direzione che prenderemo.
Il mio 2026
Questo 2026 è iniziato con un cambiamento importante: sono tornato nello spazio di lavoro che ho occupato all’inizio della mia carriera. Con me c’è Anna, mia moglie, che ha ripreso il ruolo di Art. E c’è un progetto su cui lavorare che custodisce e rilancia questi primi vent’anni di cammino.
Abbiamo immaginato e progettato questo 2026 per mesi. Eppure continuo – un po’ come tutti, credo – a incontrare momenti inattesi, deviazioni improvvise, frammenti non pianificati che si inseriscono nelle traiettorie delle cose.
La verità è che non tutto accade come previsto.
A volte il cambiamento arriva all’improvviso; altre volte nasce da qualcosa di disatteso, da un’aspettativa mancata o da un obiettivo che sembra allontanarsi.
Un imprevisto può rivelarci una nuova direzione.
Una delusione può spingerci a fare meglio.
Un progetto fallito può diventare l’inizio di qualcosa di più grande.
L’errore è pensare al cambiamento solo come a una scelta volontaria. Il cambiamento non si affronta con la previsione perfetta, ma con la capacità di adattarsi, di costruire, di preparare il terreno per un futuro che non può essere un’ipotesi da risolvere, ma la somma – quella che fa la differenza – di ciò che decidiamo di fare adesso.