Alcune strade si sono separate, altre continuano ancora oggi. E col tempo ho capito una cosa: la fine di una collaborazione raramente è una questione di prestazione.
Le competenze contano, certo, ma non bastano.
La vera differenza sta in quanto ci sta a cuore ciò che facciamo.
Non parlo di passione – nel nostro settore è un prerequisito.
Parlo di qualcosa di più sottile, ossia la capacità di custodire il piacere profondo di voler far bene, di dare il meglio, di lasciare un segno riconoscibile.
Per me il lavoro è questo: la gratificazione di aver creato qualcosa di significativo, per me e per gli altri.
Il lavoro è la chiave del progresso: un processo consapevole fatto di scoperte, errori e nuove possibilità.
È la capacità – oltre la prestazione – di trasformare ciò che sappiamo e ciò che ci sta a cuore in valore condiviso.
Concordi?