Brand umani | Newsletter

Quando la fiducia si crepa.

Imparare a ricostruire con consapevolezza.

Novembre 19, 2025

Sai cosa è successo questo mese?

Questa newsletter prova a raccontarlo e a consegnare un messaggio: il valore che diamo a noi stessi è direttamente collegato al valore delle crepe che segnano la nostra vita.

Buona lettura

Vittorio

Ci vuole coraggio e fatica.

L’ho già scritto: la condizione di essere umani ci rende imperfetti. Questo è il motivo per il quale siamo alla continua ricerca di noi stessi.  In un modo o in un altro, ognuno di noi è chiamato ad affermare il motivo per il quale è al mondo. Ed è in questo naturale processo di crescita che coltiviamo la nostra “ricerca della felicità”. 

“Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa.

Se hai un sogno, devi proteggerlo.

Le persone che non sanno fare qualcosa ti diranno che non puoi farlo neanche tu.

Se vuoi qualcosa, vai e prendila. Punto.”

Questo principio lo porto avanti come un mantra, da quando, nel 2006, decisi di fondare Crearts: un percorso che prevede coraggio, fatica e la volontà di non perdere il proprio valore.

Quando perdiamo di vista il nostro valore.

Col tempo ho imparato che il valore si crea, si racconta, si compra ma non si vende.

Tutto si gioca sul tavolo delle intenzioni.

Offro il mio valore che, vestito delle mie competenze e della mia esperienza, viene valutato sulla base delle conoscenze, dei propositi e dei valori del mio acquirente. 

È abbastanza semplice: scelgo ripetutamente l’idraulico, il giardiniere, l’imbianchino o il social media manager che conosco – quello di cui mi fido – perché mi offre qualità, un prezzo giusto e un lavoro svolto nei tempi concordati.

Il professionista può sbagliare, chiedere un extra o impiegare più tempo: questo non incrina necessariamente il rapporto, finché resta intatta la fiducia. Quando questa viene meno, il cliente, anche quello col quale lavoro da anni, cercherà altrove pur di ritrovarla.

È avvenuto questo: un’enorme crepa segna la fiducia tra questa agenzia e un cliente. Perché lo dichiaro?  I fatti comuni – come scrive Lukacs – sono gli unici che sia possibile comunicare veramente, perché ci offrono l’opportunità di vedere quanto di noi stessi ci appartiene ancora. E questa newsletter, come la gran parte dei miei testi, è soprattutto una ricerca personale.

Come possiamo rimanere coerenti con noi stessi e prendere decisioni che non condizionano negativamente chi ci sta accanto?

Ci vorrebbe un buon manuale.

Il fatto è che la fiducia non si misura in KPI, non si ripara con una mail, non si ricostruisce con un documento ben scritto. La fiducia si nutre di coerenza quotidiana e di responsabilità assunte.

E allora torniamo lì: a quella linea sottile che separa il nostro valore da ciò che gli altri percepiscono. A quel punto in cui scegliere di essere trasparenti significa, in fondo, scegliere di essere veramente noi stessi.

A quel momento in cui ammettere una frattura diventa il primo passo per ricostruire con consapevolezza. Perché la verità è che si possono ricucire gli strappi e nascondere le crepe, ma restano comunque lì, parzialmente riparate. Bisognerebbe invece guardarle, comprenderle, come rughe sul volto, mappe del tempo, frammenti di vita vissuta. 

Il problema più grosso non è la frattura col cliente. Quella è superficie. Per quanto mi riguarda, è il rispetto del mantra ciò che mi interessa salvaguardare: quel valore costruito nel tempo, sostenuto anche da quei segni di cedimento che tracciano la strada da cui è possibile continuare a camminare.