Io ti accolgo: un atto d’amore che oltrepassa ogni barriera culturale, religiosa e di genere.
Io ti accetto: una dichiarazione che riconosce chi ho di fronte senza filtri, senza pregiudizi, con lo sguardo aperto alla conoscenza.
Eppure, c’è ancora chi confonde il rispetto con la riverenza. Quella imposta con la paura. Quella pretesa da chi è al potere, che scende dall’alto e si insinua silenziosa in ogni grado della società.
Questa non è autorevolezza. Non è rispetto. È un veleno che scorre lento, un fendente che ti trapassa e ti lascia senz’anima, consegnandoti inerme agli avvoltoi in attesa.
E nelle aziende verticalizzate e piramidali, questa mentalità è più viva che mai. La tocchi con mano.
Per non soccombere al rispetto imposto, serve carisma e fame di libertà. Serve conoscenza, sicurezza e coraggio. Serve la capacità di indignarsi e farsi riconoscere, per far sì che chi sta apparentemente sopra di noi non ci “conceda” il rispetto, ma ci riconosca per chi siamo, con la dignità che meritiamo.
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